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| a cura di Giammarco e Beatrice De Vincentis |
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IL
RADICCHIO
L’introduzione del radicchio – noto anche come “cicoria rossa di Chioggia” per differenziarlo dal “radicchio lungo di treviso” – risale, nel Fucino, al periodo compreso tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80. Se ne trova conferma in un documento statistico dell’ ERSA che indicava, per il 1981, una superficie di complessivi 112 ettari dei quali: 44,30 ettari nell’area di Celano, 15,57 ettari nell’area di Ortucchio, 14,56 ettari nell’area di Trasacco, 14,53 ettari nell’area di Avezzano, ed i restanti 24 ettari variamente presenti nelle altre tre aree.Le relative superfici comprensoriali, mediamente occupate in ciascuno dei 5 periodi statistici a partire dal triennio 1985/87, sono esposti in tabella n.1 il cui grafico evidenzierebbe una linea incostante ascesa qualora nel periodo 1993/97 non si fosse registrata una seppur lieve flessione. Dati statistici non meno interessanti sono quelli della tabella n.2 i cui istogrammi mostrano, limitatamente al solo quinquennio 1998/02, una modestissima superiorità delle superfici mediamente ed annualmente occupate del radicchio rispetto alle analoghe superfici delle concorrenti lattughe/indivie.
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Tabella n.1
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In merito alle cinque superfici massime e minime, la relativa tabella n.3 indica in 1186.68 ha la media di quelle massime riscontrate negli anni tra il 1999 ed il 2005 ed in appena 536.78 ha la media delle superfici minime delle quali tre rilevate negli anni dal 1985 al 1987 e due negli anni 1994 e 1996.
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Tabella n.3
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SUPERFICI MASSIME |
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1985-2007 |
|
SUPERFICI MINIME |
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ANNI |
ha |
% |
Ha % |
ANNI |
ha |
% |
|
1999 |
1165.20 |
8.90 |
|
1985 |
426.31 |
3.26 |
|
2000 |
1379.70 |
10.54 |
|
1986 |
440.31 |
3.36 |
|
2003 |
1096.40 |
8.38 |
|
1987 |
658.42 |
5.03 |
|
2004 |
1162.70 |
8.88 |
|
1994 |
521.36 |
3.98 |
|
2005 |
1129.40 |
8.63 |
|
1996 |
637.5 |
4.87 |
|
MEDIA |
1186.68 |
9.07 |
839.47 6.41 |
MEDIA |
536.78 |
4.10 |
Secondo i dati esposti nella sezione A della tabella n.4, le due aree del bacinetto e di Celano-Aielli-Cerchio risultano caratterizzati dalle piu elevate medie annuali delle superfici occupate dal radicchio dal 1985 al 2007. Le aree di Trasacco e di Avezzano sono invece quelle che annoverano le più basse medie , risultate pari, rispettivamente, a 80.83 e a 77.53 ha annui.
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Tabella n.4
Superfici areali annue dal 1985 al 2007
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Località |
ha |
ha |
% |
|
Pescina |
851 |
121.82 |
14.31 |
|
Bacinetto |
2084 |
204.85 |
9.83 |
|
Ortucchio |
1480 |
118.63 |
8.02 |
|
Luco |
1524 |
101.87 |
6.68 |
|
Trasacco |
1670 |
80.83 |
4.84 |
|
Celano |
2800 |
125.85 |
4.49 |
|
Avezzano |
2678 |
77.53 |
2.90 |
|
Fucino |
13087 |
831.38 |
6.35 |
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Sezione A tabella n. 4 (valori in ettari) |
Sezione B tabella n.4 (valori in %) |
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Diversa situazione evidenzia invece la sezione B della stessa tabella n.4 nella quale l’area di Pescina – San Benedetto dei Marsi occupa il primo posto in virtu del 14,31% della sua superficie areale mediamente occupata dal radicchio dal 1985 al 2007 quando invece lo stesso rapporto scende ad appena il 2,90% per l’ area di Avezzano. L’evoluzione delle superfici areali mediamente occupate dal radicchio in ciascuno dei cinque periodi statistici con inizio da quello del 1985/87 è esposta nella successiva tabella n.5.Gli istogrammi riferiti alle superfici del primo, terzo ed ultimo periodo statistico evidenziano, nell’ area di Pescina – San Benedetto dei Marsi, quella caratterizzata da una sostanziale stabilità delle superfici al contrario di quanto si riscontra in altre aree caratterizzate da incrementi di superfici costantemente progressivi da un periodo statistico all’ altro.
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Tabella n.5
Superfici areali medie nei quinquenni
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Secondo alcuni agricoltori fucensi dediti all’ orticoltura fin dagli anni ’70, le prime coltivazioni del radicchio vennero introdotte nel Fucino dal Sig. Vittorio Bragadin – noto orticoltore nonché operatore commerciale operante nel chioggiotto – che aveva intuito l’idoneità della piana ficense anche alla coltivazione di detto ortaggio tanto che ben presto vi trasferì parte delle sue attività agricole e commerciali. Dal punto di vista botanico il radicchio non può considerarsi “specie” intesa come “l’insieme di tutti gli individui che, riproducendosi, continuano a generare individui con caratteri somiglianti a quelli dei propri genitori” bensì “popolazione” di piante che, riproducendosi, danno origine a soggetti dalle caratteristiche morfologiche e fisiologiche non sempre coincidenti con quelle delle piante madri.Tali specificità genetiche erano responsabili dell’emergenza di piante di radicchio con caratteristiche morfologiche diverse da quelle delle piante normali, il che rendeva necessario estirparle il più presto possibile ed, in ogni caso, in anticipo rispetto alle raccolte. Nonostante ciò, non di rado, piante “anomale” si notavano anche al momento delle raccolte. Le tecniche colturali – dalle lavorazioni pre-post trapianti alle concimazioni; dalle irrigazioni, ai trattamenti antiparassitari alle raccolte sono le stesse di quelle praticate per le lattughe e le indivie. Se le differenziavano, nei primi anni di coltivazione, per le usanze di porre i cesti anche in sacche di plastica entro i quali restavano fino a quando non fossero venduti a quanti li avrebbero confezionati e commercializzati. Non rientra, nei compiti della presente trattazione, l’illustrare come le società sementiere siano giunte ad ottenere , e porre in commercio, varietà di radicchio con caratteristiche morfologiche sufficientemente stabilizzate, nonché varietà dai cicli vegetativi specifici per periodi con giorni prevalentemente lunghi e giorni prevalentemente corti. Il che consente agli orticoltori fucensi di poter iniziare le raccolte già nella prima decade di giugno e proseguirle fin verso la metà di Novembre.
I dati sopra riportati sono stati forniti dall'agronomo dottor. Gabriele De Marinis
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