L'enciclica di Leone XIII di Renato Simone

Suore Oblate dello Spirito Santo

l’Orologio Eucaristico

Le Preghiere e Le Poesie

Bruno Tommasi Arcivescovo di Lucca

Leone XIII e La Beata Elena Guerra

La Beata Elena Guerra La vita di Elena Guerra è un canto allo Spirito di Cristo. Suoi nutrimenti: la Parola di Dio, l’Eucarestia, la Croce. Qui avviene la sua chiamata che tutto a un tratto la colloca «sul monte». Qui, dalle profondità dell’anima, affiora il dono del suo carisma: «Lo Spirito Santo vuole continuare in noi quell’opera di amore che incominciò nel Cenacolo».

Così, Elena Guerra, a trentadue anni, coglieva il cammino spirituale della propria vita e poneva le fondamenta della sua scuola profetica.

Da questo momento prende vita in lei una nuova lettura del Cristo, della Chiesa e della propria chiamata. La illumina questo nucleo di verità: «L’incarnazione è opera del Divino Amore, l’immolazione di Gesù sul Calvario è opera del Divino Amore, l’istituzione dell’adorabile Eucarestia (chi può dubitarne?) è opera del Divino Amore». La sorregge questa certezza: lo Spirito Santo è una presenza ineffabile, dinamica, dialogica. Insomma è «La Presenza». Con la Sua opera silenziosa Egli solleva il mondo, ricostruisce la memoria della Parola di Gesù; rassicura il cristiano nella fede e nella vita, e quando è il tempo della sua testimonianza, lo sostiene fino al martirio.

Elena diviene così il profeta che vuole provocare «il ritorno allo Spirito Santo», perché constata, con la tristezza propria dei santi, che «i cattolici moderni» hanno dimenticato lo Spirito Santo: nessuno lo conosce, lo ama, lo prega; nessuno più ne parla, neppure i predicatori, che dovrebbero contribuire alla formazione delle coscienze cristiane.

Di qui il suo grido: «L’Amore non è conosciuto, l’Amore non è amato, l’Amore è disprezzato». Tanta certezza, però, non la libera dall’oppressione del dubbio, nonostante le sia sempre vicino il suo direttore spirituale, il Vescovo Giovanni Volpi, l’insostituibile messaggero con il Papa.

La sorpresa, però, è qui: Dio nelle sue opere raccoglie sempre il concorso delle anime semplici, e quindi, anche per questo vitale ritorno al Cenacolo, sceglierà due anime nascoste per confermare e sostenere la nuova irruzione dello Spirito. Elena stessa lo confesserà a Leone XIII, «Il Papa dello Spirito Santo», nell’udienza del 18 Ottobre 1897: «Io non sono altro che un misero portavoce di un’anima che fa bene orazione, e alla quale si può prudentemente credere che Dio talvolta manifesti i suoi voleri». I nomi di queste anime semplici sono: Erminia Giorgetti, la «povera servente di cucina», e la «piccola portavoce», Suor Crocifissa. È appunto da questa umile manovalanza che Elena riceve la mistica conferma di chiedere al Papa «di riaccendere in questo freddo mondo il Divin Fuoco dello Spirito Santo» ed «aprire ai fedeli un nuovo Cenacolo, unendoli in una preghiera unanime e universale allo Spirito Santo».

L’ispirazione della sua proposta giunge da molto lontano e i doni che fioriscono dalla sua vita sono elargiti dallo Spirito Santo, il Datore di tutti i doni. Perciò Elena non esita ad indicare come sorgente di rinnovamento alla Chiesa del suo tempo, ed alla Chiesa di ogni tempo, la riscoperta ed il ritorno a Colui che silenziosamente dirige i fedeli nella storia, nel nome di Cristo; a Colui che «dal nulla ci ha chiamati all’esistenza» e nel quale «viviamo, ci muoviamo e siamo»; a Colui che «rinnova la faccia della terra», e che in definitiva «fa i santi».

Per Elena Guerra, riflettendoci bene, «i primi cristiani facevano prodigi di fortezza perché risentivano più che noi i divini ardori del Cenacolo». E in effetti possiamo considerare la conquista spirituale del mondo romano, l’annuncio coraggioso del Vangelo, la rivelazione di Dio che mostra il suo volto di Padre, un’unica azione dirompente. Il valore terremotante di quest’azione, però, è tutto legato all’apertura di una nuova era di Amore per sempre, che va ben oltre l’Impero Romano: «... quando Gesù mandò sugli uomini lo Spirito Santo, si accese veramente l’Amore nei loro cuori. Venne l’Amore e l’uomo amò». Ma Elena vede nella sua Chiesa l’oblio dell’Amore Spirito Santo, e coglie la freddezza nel cuore dei fratelli. Anch’essi, infatti, attratti e respinti dalla rivoluzione del nuovo progresso scientifico, sono tentati dall’illusione di un possesso pieno della vita, finendo col relegare Dio tra i miti e le forme. È l’inizio dello smarrimento dell’uomo del nostro tempo: la rimozione progressiva di Dio coinciderà con la perdita della fratellanza, e oggi, temerariamente, con l’esonero del senso della vita. D’altra parte, Elena, aiutandoci in questo smarrimento, ci ricorda in quale tempo siamo stati collocati con la venuta del Figlio di Dio: «La solennità di Pentecoste (...) è il vero rinnovamento, poiché lo Spirito che visibilmente discese sulla Chiesa nascente, continua a discendere invisibilmente sui fedeli». Infatti, «la venuta dello Spirito Santo fu come un bacio della riconciliazione dato da Dio all’umanità, redenta dal sangue di Cristo».

«Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, / il Cristo rimane nel passato, / il Vangelo è lettera morta, / la Chiesa semplicemente una organizzazione, / l’autorità una dittatura, / la missione una propaganda, / il culto un rito magico, / l’attività cristiana una morale da schiavi».

Sono parole del Patriarca Atenagora, pronunciate nel cuore del Concilio Vaticano Secondo, come monito a noi cristiani, perché vediamo a quali gravi pericoli va incontro il Corpo mistico di Cristo, se lo Spirito scompare.

Circa un secolo prima, Elena Guerra parla cosi dello Spirito Santo: «il Cuore di Gesù, finché visse sulla terra dispensò doni preziosi ed innumerevoli benedizioni, ma il Dono dei Doni, la benedizione più feconda di effetti salutari, ce la mandò dal cielo, e questa è il suo divino eterno Amore, lo Spirito Santo, che è quel legame che congiunge al Cuore di Gesù il cuore dei fedeli, (...) è la virtù misteriosa con cui Gesù, il Maestro, guarisce le miserie umane e consola le tristezze dell’uomo».

Lo Spirito Santo, infatti, presiede alla trasformazione della nostra vita e la conduce con divina pedagogia fino alla nostra salvezza. Arricchendoci dei suoi doni, Egli ci impoverisce. In realtà ci libera dai nostri limiti e scolpisce in noi il volto dei veri figli di Dio. Per questo le anime che gli sono fedeli «rinunziano ai propri desideri ed inclinazioni, e aspettano solo che scenda in esse il Regno di Dio». Per Elena Guerra, Cenacolo, Eucarestia e Croce sono la geometria mistica di un triangolo alla cui base sta proprio il Cenacolo, luogo della nostra partecipazione al Mistero di Cristo. Elena ha lavorato senza sosta per «il ritorno dello Spirito Santo», ha parlato e scritto, amato e sofferto. Ha offerto la propria agonia, ed è morta avendo nel cuore il suo sogno incompiuto e sulle labbra il suo invito oracolare: «i cristiani tornino allo Spirito Santo, affinché lo Spirito Santo torni a noi». Nel 1870, l’anno che lei chiama «delle misericordie e delle benedizioni», la visione del suo «che fare» nella Chiesa è straordinaria per saldezza e coerenza.

In quest’anno sente di essere chiamata ad una partecipazione intima al Mistero del Cristo sofferente. Dirà: «vi dico, Signore, di voler essere anche vittima vostra, e nel fuoco del vostro Amore consumare i miei sacrifici fino all’ultimo, che sarà (lo spero), il più bello di tutti, (...) finché mi sia dato di esclamare: consummatum est!». Dio acconsente al sacrificio della sua serva e amorevolmente l’accompagna al suo Getsemani. Gli ultimi otto anni della sua vita si consumano nella sofferenza della Croce. Sospetti, trame di consorelle, equivoci dolorosi, portano inesorabilmente alla sua brutale deposizione da Superiora Generale, imposizione accolta e vissuta con l’obbedienza e la gioia dei santi. E il culmine di questa gioia soprannaturale va colto nel singolare episodio del 20 Settembre 1906, quando in cappella, nel rassegnare le sue forzate dimissioni, Elena canta il «Te Deum» insieme alle consorelle che hanno appena finito di tramare contro di lei.

Tutto in lei si compie nella pace; nel suo morire brilla la luce del Vangelo: «Chi ama la propria vita, la perde, e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna (Gv, 12 25)». Nell’intimo del cuore, la beata Elena custodisce la certezza che le sue figlie spirituali saranno memoria vivente, pietra angolare, e scuola profetica dello Spirito Santo.

_____________________________________________________________________________________________________

Ringrazio Suor Liliana che mi ha dato libri e foto che parlano della Beata Elena Guerra una religiosa che ha costituito l'ordine delle suore Oblate dello Spirito Santo e con riconoscenza ho costruito con amore queste pagina Web, con l'augurio che tante persone possano conoscere la Storia della Beata.Per contattare suor Liliana scrivete a sistitu1@virgilio.it
Giammarco De Vincentis